lunedì, maggio 12, 2003

Cuba libre

Il Giornale di Sicilia,4 Settembre 2001

Valter Vecellio

C'è un paese, nei Caraibi, la cui popolazione è costituita per circa il 25 - 30% da bianchi, ma sono loro ad essersi accaparrati tutti i posti chiave della direzione del paese, e il 90% delle cariche negli organismi di controllo dello Stato: il Direttivo, la Segreteria del partito, il Comitato Centrale, i Comitati nazionali dell'Assemblea nazionale, eccetera. Questo Paese è Cuba, la Cuba di Fidel Castro. Dove altissima è la percentuale di popolazione di colore, e specificatamente neri; che però viene lasciata ai margini. Conta solo come "massa", quando bisogna radunare folle per i torrentizi discorsi del "lìder màximo".C'è un paese, nei Caraibi, dove, scrive lo scrittore spagnolo Fernando Arrabal, "tutto ciò che è dissimile riceve il suo castigo: i liberali, gli omosessuali, i testimoni di Geova, i socialdemocratici, gli ecologisti, le femministe e le altre minoranze, che hanno potuto avere solamente rappresentanti - purtroppo numerosi - in esilio, in carcere e nei campi di concentramento".
Questo paese è Cuba, la Cuba di Fidel Castro.
E' dunque irritante e stucchevole assistere alle "lezioni di razzismo" impartite da Fidel Castro durante i lavori della Conferenza di Durban; è ancor più irritante e stucchevole che sia stato entusiasticamente applaudito, e molti di coloro che si spellavano le mani sono i rappresentanti di paesi dove vengono calpestati i più elementari diritti
umani e le libertà civili; dove non esiste libertà di culto e di religione, non è possibile costruire chiese e sinagoghe; dove per entrare occorre presentare il certificato di battesimo; dove non esiste libertà di pensiero, di parola, di stampa, di organizzazione politica e sindacale. Per tornare alla Cuba di Castro, dove alla colonizzazione di un tempo è subentrata la "rivoluzione", ma intanto i "negri" continuano a lavorare come "negri" e i bianchi a governare come nobili terrieri: è abitudine di Castro rispondere a
questo tipo di "osservazioni" (che, in realtà, raramente gli vengono contestate) sostenendo che si tratta di falsità orchestrate da agenti della CIA.

Ecco dunque un sommario e incompleto elenco di "agenti della CIA" che l'occhiuta sagacia castrista di volta in volta ha individuato e denunciato:
- Lo scrittore Jean-Paul Sartre, per aver chiesto la liberazione del poeta Herberto Padilla.
- L'ingegnere agronomo terzomondista René Dumont, colpevole di giudicare catastrofica la via intrapresa dall'agricoltura cubana.
- Il poeta Herberto Padilla, per aver scritto un libro di poesie dal titolo "Fuera de juego".
- Il marxista Pierre Golendorf, già membro del Partito Comunista francese, che tentava di giovare alla "rivoluzione" a Cuba (per questo suo tentativo è
stato ringraziato con cinque anni nelle galere castriste)
- Gli scrittori Claude Roy, Eugène Ionesco, Mario Vargas Llosa, Pier Paolo Pasolini, Jorge Luìs Borges, Susan Sontag, Jorge Semprun, Julian Gorkin, Camilo Josè Cela, André Pierre De Mandiargues: accusati di sconcezza, di essere "corrotti fino al midollo delle ossa", "agentucoli del colonialismo culturale", "agenti della CIA, cioè dei servizi di destrezza e spionaggio dell'imperialismo".

Altri agenti della CIA smascherati dall'astuta vigilanza castrista:
- Il primo presidente della repubblica nel 1959 dopo Batista, il dottor Urrutia, che si oppose all'instaurazione di una "democrazia popolare" copiata dal modello sovietico; costretto all'esilio.
- Il comandante dell'aeronautica Doas Lanz, che, sei mesi dopo la conquista del potere, si rifiutò di collaborare con il marxismo; costretto all'esilio.
- Pedro Luìs Boitel, leader universitario del movimento anti-Batista "26 luglio", perché si oppose alla comunistizzazione del paese (assassinato in carcere).
- Il comandante Eloy Gutiérrez Menoyo, dirigente della guerriglia nella provincia di Las Villas (una ventina d'anni di carcere castrista).
- Il leader operaio David Salvador, presidente della Confederazione dei lavoratori cubani, già oppositore di Batista (quattordici anni di carcere castrista).
- Il leader studentesco Porfirio Ramìrez, presidente della Federazione degli studenti universitari (fucilato).
- Il capitano Tony Cuesta, capitano della guerriglia condotta contro Batista (sette anni di carcere castrista).
- Il comandante Jesus Carrera, uno dei capi della lotta contro Batista (fucilato).
- Lo scrittore Carlos Franqui, direttore del giornale "Revoluciòn" e di "Radio Rebelde" (esiliato).
- L'ambasciatore Gustavo Arcos, che prese parte con Castro all'assalto della caserma Moncada (otto anni di carcere castrista).
- Il medico Rolando Cubelas, dirigente del Direttorio rivoluzionario, che partecipò all'assalto del palazzo di Batista nel 1958 (cinque anni di carcere castrista).
- Il drammaturgo e poeta Jorge Valls, dirigente universitario, oppositore di Batista (più di vent'anni nelle carceri castriste).
- L'economista Justo Carrello, compagno di guerriglia di Castro (esiliato).
- Il giornalista Josè Pardo Llada, combattente della Sierra (esiliato).
- Il contadino Victor Mora, capo della colonna che occupò Camaguey (dieci anni di carcere castrista).
- L'ingegner Manuel Ray, ministro dei lavori pubblici del primo governo Castro (esiliato).
E' un lunghissimo elenco di fucilati, incarcerati, esiliati, quello che si potrebbe stilare, non basterebbero tutte le pagine di questo giornale.

Tutti avevano creduto nel sogno della "rivoluzione", tutti avevano aiutato Castro, lo avevano difeso e sostenuto; poi, per aver manifestato un dissenso, per aver espresso un'opinione non gradita, sono stati bollati come "agenti della CIA".
Un capitolo a parte quello dei "suicidi": dalla figlia di Allende, rifugiata all'Avana, che nel momento in cui sceglieva la libertà si suicidava; a Nilsa Espin, alta dirigente dell'M-26, che secondo la versione ufficiale si è tolta la vita sparandosi una raffica di mitra nell'ufficio del fratello di Castro, Raùl; si sono "suicidati" il capitano Felix Pena; il comandante Eduardo Sunol; il comandante Albert Mora; il capitano della polizia Arturo Martinez Escobar; il comandante Onelio Pino; Il capitano Rivero; il ministro della giustizia Oewaldo Dorticos; la direttrice della Casa delle Americhe e membro del Comitato centrale Haydée Santamaria. E' dal responsabile massimo e principale di questa lunga, sterminata catena di crimini commessi in nome del "socialismo" e della "rivoluzione", che sono partite l'altro giorno le accuse a Israele di essere uno stato razzista. La domanda è: possibile che siano sempre e solo gli Stati Uniti a ribellarsi a queste grottesche farse che si consumano nel nome dei diritti civili?