martedì, dicembre 23, 2003

Il ponte di Berlino

Ho sempre trovato le gaffes di Berlusconi, involontarie o studiate a tavolino che siano, terribilmente controproducenti per la sua immagine politica, al limite dell'autolesionismo, ma irresistibili per il potenziale psicologico che esprimono. Berlusconi non perde occasione per rivelare una personalità infantile, è spinto da un irrefrenabile impulso a farsi beccare con le mani nella marmellata e passare per il bambino discolo a cui si perdona tutto perché è tanto simpatico. Ogni volta che è davanti alle telecamere e c'è un protocollo formale da rispettare, tanto meglio se in un contesto internazionale, Berlusconi non riesce a resistere all'impulso di infrangere il comportamento che l'ufficialià prevederebbe, di fare una birichinata, ed ecco le corna al fotgrafo, le strattonate a Prodi alla presentazione della cig, lo 'you don't know the history' al premier danese e mille altre scenette simili. Dietrologi e scienziati della comunicazione si affanneranno a spiegarci che in realtà è una strategia di comunicazione abilmente studiata da un think-tank di loro colleghi, io credo molto più semplicemente che non riesca a trattenersi perché si diverte come un pazzo e si crede pure tanto intelligente. E' un comportamento tipico dell' età l'infantile: il bambino che dice le parolacce perché sa di creare ilarità negli adulti facendo qualcosa di proibito crea attorna a sè una bolla di deresponsabilizzazione, ovvero prova piacere e si sente sicuro nel vedere come ad una violazione delle regole che comincia a riconoscere nel mondo non corrisponde una punizione, ma anzi la ricompensa dell'attenzione degli altri e si illude così di poter regredire fino all'età in cui non aveva coscienza di tutto ciò. Io ci vedo i tratti della personalità di Berlusconi: il suo sentirsi non superiore alla legge, ma al di fuori della legge, il fastidio per il teatrino della politica, la faciloneria e la superficialità nel gestire la macchina dello stato, la supponenza nel credere di poter gestire la politica estera come se fosse riducibile ai rapporti personali tra capi di stato, la convinzione di essere irresistibilemente simpatico, di non poter non essere amato da moglie, figli, dipendenti ed elettori, ma anche, nonostante l'opinione comune affermi il contrario, il suo essere un carattere debole, incapace di assumere responsabilità, di fare scelte impopolari, l'essere ostaggio dell'asse Bossi-Tremonti, la sua politica fatta di birichinate ritirate al primo sussurro di piazza, e, soprattutto, la sua inconfessata paura di non sentirsi all'altezza davanti alle grandi figure europee come Chirac.
Altro capitolo i lapsus di Berlusconi, dopo il famoso Romolo e Remolo, l'ultimo è, secondo me, un capolavoro di poesia, ma parlo seriamente, l'Italia è piena di imbrattacarte che non sono mai riusciti a scrivere un verso bello come Il ponte di Berlino.