martedì, febbraio 17, 2004

Albergo rosso

albergo rossoQuest'anno sono stato molto fortunato, ho ricevuto regali bellissimi. Tra gli altri c'è un bel libro sulla Garbatella (un quartiere di Roma, per chi non lo sapesse), con moltissime foto e la storia del quartiere dal piano regolatore del 1909 a oggi. Una delle cose che mi ha colpito di più è stata scoprire la storia di quel famoso palazzo rosso, quello che si vede anche in Caro Diario, per intenderci. Si chiama l' Albergo Rosso, ma non era un posto per turisti, anzi, era il posto dove venivano portate le famiglie sfollate dagli sventramenti mussoliniani del centro storico. Uno abita nella sua casetta vicino al pantheon da sette generazioni e un bel giorno un matto col piccone (non Cossiga, l'altro) decide che deve costruire un' autostrada che passa proprio sopra la tua casa. Così spaccano tutto e portano te, la tua famiglia e centinaia di altri sfigati in un quartiere fuori dalle mura, nel bel mezzo della campagna romana, senza collegamenti e senza niente. E ti è andata pure bene che sei finito alla Garbatella, che potevi finire a Tormarancia alla borgata Shangai o alla borgata Gordiani sulla Prenestina. Insomma sei finito alla Garbatella, ma visto che comunisti e fascisti sono la stessa cosa (e ce lo meritiamo Alberto Sordi) non ti danno una casetta o un appartamento in un condominio come tutti gli altri, eh no, brutto cospiratore demoplutogiudomassonico che non sei altro! A Mussolini gli ha preso l'uzzo di un' urbanistica utopico-falansteriana degna di Fourier e ha fatto costruire dei palazzoni (per fortuna belli, in uno stile un po' barocchetto e un po' futurista, una cosa che sembra un ossimoro), chiamati appunto alberghi, in cui le famiglie devono vivere tutte assieme, come in un ideale villaggio italico fassista. Ad ogni famiglia è assegnato un ambiente, diviso in più camere, nelle quali vivere, in cui però mancano i servizi: per cucinare, lavarsi, mangiare, lavare i panni e svolgere altre faccende ci si serve di locali comuni. Un po' come se in fondo si abitasse tutti nella stessa casa, o meglio, come in una caserma. All'ultimo piano c'era un grande refettorio dove si consumavano i pasti e i locali dove le donne potevano lavare i panni. Roba da pazzi, uno sta a farsi gli affaracci suoi nella sua casetta al pantheon e questo qua, che abita in una villa sulla Nomentana, arriva, decide che devo fare amicizia con ragioniere del piano di sopra e per convincermi mi sfascia casa e mi obbliga a condividere bagno e cucina. Roba che manco in Russia.
Poi la guerra, il problema dell'alloggio, le giunte rosse e tutto il resto. Ma la domanda a cui vorrei che qualche lettore mi rispondesse è: che cacchio c'è, oggi, nell' Albergo Rosso?