giovedì, febbraio 05, 2004

Froci

gay dog
L'altro giorno mi sono accorto di una cosa: i froci sono passati di moda.
Gli anni 1999-2000-2001 sono stati importanti per gli omosessuali romani: i gay erano il centro dell'attenzione della società, ci si interrogava su questa comunità (se è possibile considerarla tale) e si avvertiva giorno per giorno che qualcosa nei loro confronti cambiava, non so se il pregiudizio sia diminuito, ma certo che essere gay era diventato un po' più normale. Sono stati anni pieni di cambiamenti, a cominciare dalle tante persone che hanno fatto coming out, al punto da far diventare d'uso comune questo modo di dire, e poi le serate del Muccassassina che erano diventate il centro della vita mondana romana, il Qube, pieno di vip che si aggiravano tra travestiti e drag queen, che dettava gusti e tendenze, il rilancio della musica frocia (alzi la mano chi non ha mai ballato YMCA), del gusto per l'eccessivo, per i colori strampalati, per gli oggetti pezzati, ma anche l’idea di un uomo curato, attento alla propria bellezza, vanitoso come una donna. In fondo, il metrosexual di oggi deve molto al gay di quegli anni. E ancora il diffondersi degli adesivi con le bandierine arcobaleno (confuse e sostituite poi con quelle della pace), le decine di locali dichiaratamente gay che aprivano un po' dovunque, i negozi chic che si contendevano i commessi gay, il canale satellitare, il sindaco che in pompa magna inaugura la gay street, il gay village tra gli eventi dell'estate romana, fino al braccio di ferro con la chiesa per la parata del gay pride nell'estate del 2000, un corteo gigantesco che invase le strade a tal punto che non sembrava di essere all'ombra del cattolico cupolone, ma in una permissiva città olandese.
Poi, piano piano, sono passati di moda, Vladimir Luxuria ha smesso di essere invitata da Maurizio Costanzo a discutere con Rutelli, finché, l'altro giorno, sono passato davanti alla gay street e non ho visto altro che un anonimo vicolo dell'Esquilino.
E dispiace che non siano riusciti a sfruttare il loro momento per imporsi e far maturare un po' questa penosa classe politica che ci troviamo, che non siano riusciti a far sentire il loro peso per portare a casa un po' di diritti.
Avrebbero potuto dire:- Voi politici venite qui da noi froci al Qube? E noi veniamo da voi in Parlamento-; invece hanno eletto Franco Grillini che subito si è perso nella palude dei DS e, per quanto ne so, tutto e finito lì, senza nemmeno una riformina piccola piccola.
Perché i partiti sono i balìa delle lobby più piccole e inutili, perché stanno sempre a rincorrere i cespugli più insignificanti e sono invece insensibili ad una comunità che ha un peso economico, ideologico ed elettorale rilevante?
A mio avviso l'errore è stato nella collocazione stabile nello schieramento di sinistra dei protagonisti di quegli anni: l'Ulivo ha dato per scontato che la maggioranza dei voti degli omosessuali sarebbero andati dalla propria parte, li ha considerati come già conquistati e ha dedicato la sua attenzione a fasce dell'elettorato più incerte; se fossero stati meno organici e più puttane e avessero detto:- caro governo, se tu non ci dai retta noi votiamo in massa AN (che, a dispetto dei vertici, ha una rilevante ma silenziosa componente gay)-, forse qualcosa di più avrebbero ottenuto e noi con loro avremmo fatto un passo verso uno stato ed una società più civile e meno intollerante.