sabato, febbraio 14, 2004

Il Foglio sotto le dita

Lo ammetto, era un po' che non compravo Il Foglio. Il fatto è che in questo periodo sono davanti ad un computer tutto il giorno, e una vocina micragnosa dentro di me si fa sentire e dice: - Ehi, ma che lo compri a fare? Apetta mezzogiorno e scaricatelo, no?-. E io, da brava formichina, rimetto in tasca il mio euro percepito e mi leggo il giornale in pdf. Scomodo ma economico. Poi questa mattina la voce catarrosa di Massimo Bordin tra una schiarita e l'altra ha accennato ad un inserto di ben sei pagine. E lì non ho resistito. Ma sapete per quale motivo mi piace così tanto Il Foglio? Non è per gli editoriali di Ferrrara, né per Redazionalmente Corretto di Rocca e nemmeno per i saggi di Kagan letti prima del resto del mondo; il motivo è molto più semplice: la carta. La carta di quel giornale è una goduria: grossa, porosa, ruvida, roba che nemmeno la pasta di grado duro trafilata al bronzo; il giornale non si spiegazza, non si affloscia, non casca da tutte le parti. Mentre gli altri lettori incauti sono sull'autobus cercando di recuperare i pezzi del loro giornale cascanti come Berlusconi prima del lifting, io sto seduto con il mio giornale inamidato come un damerino. E sò soddisfazioni. Insomma, oggi vado in edicola e mi trovo tra le mani un coso floscio e liscio che manco Il Messaggero.
Delusione.
Ma da quanto tempo è cosi?