mercoledì, aprile 21, 2004

Lantanomai risolve i mali della società: /1 Le stragi del sabato sera

Puntale come ogni anno torna il dibattito sulle stragi del sabato sera all'uscita delle discoteche, il solito barcamenarsi tra provvedimenti inutili, le solite sparate più o meno proibizionistiche sulle sostanze che si possono assumere o no, la solita presunzione di mandare a nanna i pupi: in pratica, le solite cazzate. Secondo me il problema si può almeno parzialmente risolvere in un modo molto facile, il cui principale difetto è proprio nell’essere una risposta razionale e non etica, una risposta che riduce il danno, cioè il numero di morti, senza avere la presunzione di "educare al divertimento" o imporre uno stile di vita piuttosto che un altro: ovviamente, una proposta che risolve il problema ma che non permette di riempirsi la bocca con paroloni retorici non piace alla nostra classe politica. Altro limite della proposta è che richiede qualche sforzo da parte di una delle tante corporazioni intoccabili della nostra italietta, una di quelle piccole ma agguerrite corporazioni davanti alle quali i nostri politici si calano puntualmente le braghe.
La causa delle stragi è chiarissima: chi si mette al volante in stato di alterazione psicofisica ha buone probabilità di ammazzarsi.
Gli sforzi fatti dalle istituzioni fino ad oggi vanno nella direzione di impedire l'alterazione psicofisica, ovvero ridurre il volume della musica, proibire gli alcolici a partire da una certa ora, imporre orari di chiusura; a mio avviso muoversi nella direzione di una regolamentazione etico-comportamentale è sbagliato.
Prima di tutto all'uomo non piace che lo stato interferisca con la propria vita privata, leggi e restrizioni in tal senso vengono vissuti con fastidio come un'illecita intrusione nel propria libertà e quindi disattesi ogni volta che sia possibile.
In particolare la discoteca è nell'immaginario collettivo un luogo di evasione, se non di trasgressione, dove si va con l'idea di assumere identità e comportamenti più liberi del solito; in discoteca si è molto meno disponibili a seguire il proprio super-io, specialmente se si presenta sotto l'aspetto di una legge per la tutela della nostra salute (Morire, ma figurati se capita proprio a me che sono così fico e libero stasera, vai via e non rompere le palle!): ad esempio, se qualcuno in un gruppo propone di bere un po' con certezza farà la figura di uno debole, noioso, sfigato, bigotto e rompipalle. Infine, è ragionevole pensare che chi esce per andare in discoteca magari un po' il proprio equilibrio psicofisico voglia proprio alterarlo, altrimenti sarebbe andato al cinema o a mangiare una pizza. Insomma i fatti provano e il ragionamento porta a pensare che i tentativi in questa direzione non ottengano grandi risultati: come evitare perciò che ci si metta al volante ridotti uno straccio e ci si ammazzi alla prima curva?
Semplicemente, cercando di impedire non che chi va in discoteca beva o fumi o si stanchi troppo, ma cercando di evitare che chi ha bevuto, fumato o si è stancato troppo si metta alla guida. Come si fa? Semplicemente, visto che in discoteca di solito non ci si va a piedi ed è impensabile proporre un mezzo di trasporto pubblico o collettivo (ehi ragazzi, stasera tutti al Goa con il 673, che ci spacchiamo!!), rimane solo un mezzo: il taxi. Uno va in discoteca, beve l’impossibile, salta come un matto per dodici ore, suda come un porco, fuma come un Marco Pannella e poi se ne torna a casa rischiando al massimo di vomitare sul sedile posteriore del taxi e prendersi qualche calcio nel posteriore. Facile, no? Perché ciò sia realizzabile bisogna assicurare però alcune condizioni:
1) Il taxi non deve essere un lusso, come scandalosamente oggi succede in Italia: una corsa deve costare 5, massimo 10 euro, come succede ad esempio in Spagna o in Portogallo.
2) In circolazione ci devono essere TANTI TANTI taxi: all’uscita della discoteca non bisogna aspettare più di qualche minuto per salire su di uno.
3) L’atto “prendere il taxi” non deve sembrare qualcosa di sfigato. Nel sistema di valori che, ci piaccia o no, vige in Italia, ci sono due estremi, il mezzo pubblico che, al di là della reale (in)efficienza, è visto come qualcosa per falliti, e l’automobile, che ha un’immagine vincente: il taxi è a metà strada dai due, non permette l’intimità dell’automobile, non è uno status-symbol da esibire, ma non è nemmeno un tabù come il mezzo pubblico. In questo campo le istituzioni dovrebbero impegnarsi cercando di associare al taxi, una volta garantiti i due punti precedenti, un’immagine se non proprio positiva almeno neutra o non negativa. Certo calciatori, veline e tutto il bel mondo continueranno a muoversi con le loro Ferrari, ma forse si possono convincere tante persone a lasciare a casa la propria automobile e prendere un taxi: gli esempi esistono: in Inghilterra, in Portogallo e in Spagna, per quello che ho potuto personalmente verificare, la cosa funziona proprio così.
Nessun bisogno di crociate, di battaglie etiche, di “divertimento sano”, nessuno stato rompiballe che ti dice che non devi bere e non devi fare tardi la sera, basta che costringere i tassisti a rilasciare più licenze o magari ad abolirle del tutto, ad abbassare le tariffe da strozzini e invogliare le persone a prendere i taxi. Impossibile, vero?