giovedì, febbraio 26, 2004

L'utente da lei desiderato

Lantanomai si scusa ma in questi giorni ha un po' troppo da fare.

giovedì, febbraio 19, 2004

night passage

night passage è un gran bel blog!

mercoledì, febbraio 18, 2004

Forfour

La smart forfour in anteprima per le vie di Roma. Presa da un camera phone, purtroppo.





martedì, febbraio 17, 2004

Albergo rosso

albergo rossoQuest'anno sono stato molto fortunato, ho ricevuto regali bellissimi. Tra gli altri c'è un bel libro sulla Garbatella (un quartiere di Roma, per chi non lo sapesse), con moltissime foto e la storia del quartiere dal piano regolatore del 1909 a oggi. Una delle cose che mi ha colpito di più è stata scoprire la storia di quel famoso palazzo rosso, quello che si vede anche in Caro Diario, per intenderci. Si chiama l' Albergo Rosso, ma non era un posto per turisti, anzi, era il posto dove venivano portate le famiglie sfollate dagli sventramenti mussoliniani del centro storico. Uno abita nella sua casetta vicino al pantheon da sette generazioni e un bel giorno un matto col piccone (non Cossiga, l'altro) decide che deve costruire un' autostrada che passa proprio sopra la tua casa. Così spaccano tutto e portano te, la tua famiglia e centinaia di altri sfigati in un quartiere fuori dalle mura, nel bel mezzo della campagna romana, senza collegamenti e senza niente. E ti è andata pure bene che sei finito alla Garbatella, che potevi finire a Tormarancia alla borgata Shangai o alla borgata Gordiani sulla Prenestina. Insomma sei finito alla Garbatella, ma visto che comunisti e fascisti sono la stessa cosa (e ce lo meritiamo Alberto Sordi) non ti danno una casetta o un appartamento in un condominio come tutti gli altri, eh no, brutto cospiratore demoplutogiudomassonico che non sei altro! A Mussolini gli ha preso l'uzzo di un' urbanistica utopico-falansteriana degna di Fourier e ha fatto costruire dei palazzoni (per fortuna belli, in uno stile un po' barocchetto e un po' futurista, una cosa che sembra un ossimoro), chiamati appunto alberghi, in cui le famiglie devono vivere tutte assieme, come in un ideale villaggio italico fassista. Ad ogni famiglia è assegnato un ambiente, diviso in più camere, nelle quali vivere, in cui però mancano i servizi: per cucinare, lavarsi, mangiare, lavare i panni e svolgere altre faccende ci si serve di locali comuni. Un po' come se in fondo si abitasse tutti nella stessa casa, o meglio, come in una caserma. All'ultimo piano c'era un grande refettorio dove si consumavano i pasti e i locali dove le donne potevano lavare i panni. Roba da pazzi, uno sta a farsi gli affaracci suoi nella sua casetta al pantheon e questo qua, che abita in una villa sulla Nomentana, arriva, decide che devo fare amicizia con ragioniere del piano di sopra e per convincermi mi sfascia casa e mi obbliga a condividere bagno e cucina. Roba che manco in Russia.
Poi la guerra, il problema dell'alloggio, le giunte rosse e tutto il resto. Ma la domanda a cui vorrei che qualche lettore mi rispondesse è: che cacchio c'è, oggi, nell' Albergo Rosso?

sabato, febbraio 14, 2004

Lista unitaria

La mia proposta per il nuovo simbolo della lista unitaria: Uniti nell'Ulivo per l'Europa con Prodi unito con Rutelli.

Quando si sente il bisogno di così tante parole è segno che qualcosa non funziona.

Il Foglio sotto le dita

Lo ammetto, era un po' che non compravo Il Foglio. Il fatto è che in questo periodo sono davanti ad un computer tutto il giorno, e una vocina micragnosa dentro di me si fa sentire e dice: - Ehi, ma che lo compri a fare? Apetta mezzogiorno e scaricatelo, no?-. E io, da brava formichina, rimetto in tasca il mio euro percepito e mi leggo il giornale in pdf. Scomodo ma economico. Poi questa mattina la voce catarrosa di Massimo Bordin tra una schiarita e l'altra ha accennato ad un inserto di ben sei pagine. E lì non ho resistito. Ma sapete per quale motivo mi piace così tanto Il Foglio? Non è per gli editoriali di Ferrrara, né per Redazionalmente Corretto di Rocca e nemmeno per i saggi di Kagan letti prima del resto del mondo; il motivo è molto più semplice: la carta. La carta di quel giornale è una goduria: grossa, porosa, ruvida, roba che nemmeno la pasta di grado duro trafilata al bronzo; il giornale non si spiegazza, non si affloscia, non casca da tutte le parti. Mentre gli altri lettori incauti sono sull'autobus cercando di recuperare i pezzi del loro giornale cascanti come Berlusconi prima del lifting, io sto seduto con il mio giornale inamidato come un damerino. E sò soddisfazioni. Insomma, oggi vado in edicola e mi trovo tra le mani un coso floscio e liscio che manco Il Messaggero.
Delusione.
Ma da quanto tempo è cosi?

lunedì, febbraio 09, 2004

La spallata la dai a tua sorella

A Giugno ci aspettano elezioni europee e amministrative: io sono sicuro che si ripeterà lo stesso copione che politica e informazione ci rifilano ogni volta che c'è da andare alle urne, dando l'ennesima dimostrazione di quanto il nostro sia un paese di cialtroni.
Prendiamo ad esempio le europee: su quali temi credete che si svolgerà il dibattito? La costituzione europea? L'allargamento ad Est? Il rapporto con Russia e America? L'ingresso di Israele nell'Unione Europea? La politica monetaria? Il direttorio franco-tedesco? La debolezza militare europea? I flussi migratori? I sussidi all'agricoltura?
Niente di tutto questo, e lo sapete bene: che siano europee o amministrative, che si svolgano in un unico election day o in due appuntamenti separati non cambierà nulla, la campagna elettorale si svolgerà su unico tema. Sto parlando di quest'abitudine che fa dell'Italia un paese incivile per cui durante le elezioni non si parla dei problemi che gli eletti dovranno affrontare e delle loro posizioni, ma l'unica cosa che interessa a politici, giornalisti e cittadini è il "significato politico del voto"; e qui sociologi, politologi e analisti dei miei stivali si scatenano perché avvertono irrefrenabile il bisogno di propinare al paese la loro vacuità.
Tutti questi signori pretendono che io voti un candidato sindaco non perché ha una certa posizione sul traffico, sulle buche, sull'immigrazione o sui taxi, ma perché "bisogna mandare un segnale politico", "bisogna dare una spallata al governo", o perché "bisogna dare un segno di fiducia e continuità al governo".
Ma che cacchio c'entra?
Al governo darò una spallata o lo confermerò quando ci sarà da votare per il parlamento, ora per favore volete parlare di Europa e dei problemi della mia città? E invece niente, D'Alema addirittura si dimise perché aveva perso le regionali, e tutto lascia pensare che da qui a Giugno il clima sarà lo stesso: si voterà per promuovere o bocciare il governo Berlusconi.
Questa cosa mi fa girare tantissimo le palle, per un sacco di motivi.
Prima di tutto perché il "segnale politico" dura un giorno, una settimana, un mese, poi, in questo paese di memoria corta ed emergenze continue, succede che un pitbull azzanna una bambina e di colpo del "segnale politico" non si parla più. E io dovrei tenermi per quattro anni un sindaco perché voi dovevate mandare un "segnale politico" di una settimana? Fate una bella manifestazione e mandate tutti i segnali che volete, piuttosto. In questo modo la campagna elettorale si svuota di contenuti e tutti i partiti sono contenti perché non devono esporsi su temi difficili, prendere impegni, fare promesse, dichiare metodi e obiettivi, ma checcefrega, buttiamola sullo scontro ideologico e rivendiamoci la palla della "spallata la governo", poi qualcosa da fare lo troviamo.
In pratica, il mandato dura quattro anni, ma il compito da svolgere si esaurisce nel momento stesso dell'elezione: -Capo, abbiamo vinto le elezioni!- -Perfetto, abbiamo dato la spallata! Ora possiamo cazzeggiare per quattro anni, ce lo siamo meritato!-
Dietro questo ragionamento c'è inoltre l'idea che l'elettore sia un mafioso o un idiota, e cioè voti sempre e comunque lo stesso partito indipendemente dalle circostanze, per tornaconto personale immediato o perché non è in grado di valutare gli eventi. Manco per il cavolo, invece. Perché, non posso pensare che Albertini sia un buon sindaco e che Berlusconi sia pessimo premier, o che i radicali abbiano una cultura per cui sono buoni parlamentari europei e cattivi amministratori locali? Chi vi autorizza a proiettare i risultati di un'elezione sull'altra?
Nessuno, ovviamente, e perciò chi con tanta disvoltura fa simili ragionamenti ha una visione della politica o partitocratica, per cui i partiti devono cercare di occupare tutte le poltrone disponibili, oppure semplicistica, per cui gli elettori non fanno differenza tra comunali e europee.
Perciò, arricchite la lista di persone da non votare e aggiungete a "quelli che vogliono vietare le manifestazioni ai bambini" un'altra categoria di cialtroni, quelli del "segnale politico del voto amministrativo e/o europeo".
Se ne incontrate uno, dategli un bel calcio nel culo da parte mia gridando "Analizza sto segnale politico!".

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venerdì, febbraio 06, 2004

Tette

Una sera di quest'estate ero seduto a bere una birra con due amici spagnoli e inevitabilmente il discorso è caduto sulle affinità e le divergenze tra l'Italia e la Spagna e sul luogo comune, in gran voga nel resto d'Europa, per il quale i due paesi siano accomunati da una mitica latinità.
Ad un certo punto della serata i due, discretamente ubriachi, sono scoppiati a ridere e hanno detto :- Sai, c'è una cosa in realtà che lega l'Italia alla Spagna.- -Cosa?- -Sabrina Salerno!- e giù risate. Io ci metto un bel po' per ricordarmi chi diavolo sia Sabrina Salerno, mi viene in mente una bonazza passata di moda, ma non vado oltre. Mi spiegano che a metà degli anni ottanta la Spagna era ancora tutto sommato un paese molto cattolico e bigotto e che dietro le scrivanie degli uffici della televisione sedevano ancora uomini del franchismo.
Finché un giorno non accadde qualcosa, un evento che sentenziò la vera fine del franchismo e che ha segnato le menti dei giovani spagnoli degli anni ottanta, facendo sbocciare in loro uno smodato amore per il nostro paese: una sera la tipa in questione era in tv, a cantare una sua canzone, "boys boys boys" e mentre sta lì che si agita le si slaccia il corpetto. Per la prima volta i telespettatori spagnoli possono vedere una donna nuda sul loro schermo: le tette di Sabrina Salerno hanno traghettato la Spagna verso la modernità.
E ancora oggi, se chiedete ad uno spagnolo che cosa gli viene in mente quando pensa all'Italia, vi sentite rispondere due nomi: Sabrina Salerno e Raffaela Carrà.
Fino ad oggi ho avuto il dubbio che i due, cercando di convincermi che la cosa avesse segnato un' intera generazione, avessero dato all' episodio un' importanza eccessiva, poi ho letto questo post di Ivo Forni.

Frasi storiche


"Non ho moglie, non ho figli, ho una città che non mi vuole, ho un ventilatore che devo oliare da solo e ho questo schifo di buco. Ho qualche buon motivo per bere whiskey" Rod Steiger - In the Heat of the Night.
Dio come amo il cinema americano!

giovedì, febbraio 05, 2004

Diffidare, diffidare, diffidare

Quando delle persone che guadagnano molto e lavorano poco protestano io mi insospettisco sempre. Su ciccsoft i miei dubbi sulla protesta di oggi.

descansate niño

Alle prese con una verde milonga

Froci

gay dog
L'altro giorno mi sono accorto di una cosa: i froci sono passati di moda.
Gli anni 1999-2000-2001 sono stati importanti per gli omosessuali romani: i gay erano il centro dell'attenzione della società, ci si interrogava su questa comunità (se è possibile considerarla tale) e si avvertiva giorno per giorno che qualcosa nei loro confronti cambiava, non so se il pregiudizio sia diminuito, ma certo che essere gay era diventato un po' più normale. Sono stati anni pieni di cambiamenti, a cominciare dalle tante persone che hanno fatto coming out, al punto da far diventare d'uso comune questo modo di dire, e poi le serate del Muccassassina che erano diventate il centro della vita mondana romana, il Qube, pieno di vip che si aggiravano tra travestiti e drag queen, che dettava gusti e tendenze, il rilancio della musica frocia (alzi la mano chi non ha mai ballato YMCA), del gusto per l'eccessivo, per i colori strampalati, per gli oggetti pezzati, ma anche l’idea di un uomo curato, attento alla propria bellezza, vanitoso come una donna. In fondo, il metrosexual di oggi deve molto al gay di quegli anni. E ancora il diffondersi degli adesivi con le bandierine arcobaleno (confuse e sostituite poi con quelle della pace), le decine di locali dichiaratamente gay che aprivano un po' dovunque, i negozi chic che si contendevano i commessi gay, il canale satellitare, il sindaco che in pompa magna inaugura la gay street, il gay village tra gli eventi dell'estate romana, fino al braccio di ferro con la chiesa per la parata del gay pride nell'estate del 2000, un corteo gigantesco che invase le strade a tal punto che non sembrava di essere all'ombra del cattolico cupolone, ma in una permissiva città olandese.
Poi, piano piano, sono passati di moda, Vladimir Luxuria ha smesso di essere invitata da Maurizio Costanzo a discutere con Rutelli, finché, l'altro giorno, sono passato davanti alla gay street e non ho visto altro che un anonimo vicolo dell'Esquilino.
E dispiace che non siano riusciti a sfruttare il loro momento per imporsi e far maturare un po' questa penosa classe politica che ci troviamo, che non siano riusciti a far sentire il loro peso per portare a casa un po' di diritti.
Avrebbero potuto dire:- Voi politici venite qui da noi froci al Qube? E noi veniamo da voi in Parlamento-; invece hanno eletto Franco Grillini che subito si è perso nella palude dei DS e, per quanto ne so, tutto e finito lì, senza nemmeno una riformina piccola piccola.
Perché i partiti sono i balìa delle lobby più piccole e inutili, perché stanno sempre a rincorrere i cespugli più insignificanti e sono invece insensibili ad una comunità che ha un peso economico, ideologico ed elettorale rilevante?
A mio avviso l'errore è stato nella collocazione stabile nello schieramento di sinistra dei protagonisti di quegli anni: l'Ulivo ha dato per scontato che la maggioranza dei voti degli omosessuali sarebbero andati dalla propria parte, li ha considerati come già conquistati e ha dedicato la sua attenzione a fasce dell'elettorato più incerte; se fossero stati meno organici e più puttane e avessero detto:- caro governo, se tu non ci dai retta noi votiamo in massa AN (che, a dispetto dei vertici, ha una rilevante ma silenziosa componente gay)-, forse qualcosa di più avrebbero ottenuto e noi con loro avremmo fatto un passo verso uno stato ed una società più civile e meno intollerante.

Paese che vai, leggi bigotte che trovi

A leggere questo articolo dell'espresso pare che in Giappone sia proibita la vendita e la distribuzione di letteratura pornografica. Non lo avrei mai immaginato.

Il Domenicale è una rivista sottovalutata

Su Il Domenicale un articolo di Giuseppe Romano sulle stragi alla Mecca con argomentazioni molto simili alle mie di un paio di post addietro.

mercoledì, febbraio 04, 2004

Proposta di legge: vietare le manifestazioni politiche alla Procaccini.

I politici di Forza Italia sono completamente andati fuori di cervello! Una proposta di legge prevede di vietare ai bambini al di sotto degli 11 anni di partecipare a pubbliche manifestazioni di carattere politico. E' la più GROSSA CAZZATA che abbia mai sentito dire. I promotori adducono a motivazione l'assenza, nei bambini al di sotto di quell'età, della consapevolezza e della capacità di giudizio necessaria per aderire ad una manifestazione politica. Rimetto la pistola nella fondina e cerco di spiegarmi: certo che non hanno consapevolezza, sono bambini! Che cacchio di motivazione è? Ogni genitore è costretto a compiere delle scelte sulla pelle del bambino, a prendere per lui delle decisioni che influenzeranno la sua vita, proprio perché a quell'età un bambino non ha la consapevolezza necessaria. Si chiama diritto ad educare i propri figli, sapete? Per cui se sono cristiano battezzo mio figlio, se sono ebreo lo circoncido (se sono musulmano non so cosa cavolo faccio ma lo faccio): mi piacerebbe conoscere il suo parere, chiedergli se è d'accordo, magari i suoi vagiti e il suo scalciare sono un' accorata dichiarazione di fede buddhista in linguaggio neonatale, ma purtroppo non potrò mai saperlo. I genitori sono costretti a scegliere per i propri figli: anche non scegliere è una scelta, non c'è scampo. E ovviamente la cosa mica finisce con un'aspersione o un taglio di prepuzio: bisogna scegliere l'asilo, la scuola elementare, privata, pubblica, confessionale, ai parioli o a torpignattara, comprare un violino e vedere se gli piace o piazzarlo davanti alla televisione con le merendine, portarlo in piscina appena si regge sulle gambe o allo stadio a vedere la Roma, e poi i boy-scout, il doposcuola, e che cavolo ne so, insomma volente o nolente un genitore propone ai propri figli un modello di vita, un sistema di valori, o almeno un'accozzaglia di cose, persone, idee, gusti, simpatie. Per fortuna sin dalla culla i bambini fanno sentire la propria voce rivelando le proprie inclinazioni e la propria individualità, ma tra la vita del principe ereditario saudita e quella di un bimbo rom del casilino 700 evidentemente qualche differenza c'è. Per quale motivo tra le cose che un genitore propone ad un figlio non ci devono essere i valori politici? Per quale motivo un bambino può andare a catechismo e non ad una marcia del partito radicale contro la pena di morte? Dietro questa proposta di legge c'è la concezione che la politica sia una cosa sporca, da cui è meglio tener lontano i bambini innocenti (e in effetti un po' sporca la politica di chi propone queste boiate lo è, ma questo è un altro discorso). C'è la concezione che la politica sia una cosa che ha a che fare solo con il parlamento, le leggi e le manifestazioni, perciò basta tenere i pargoli lontani dalle piazze ed ecco che magicamente sarà preservata la loro verginità ideologica.
Ovviamente il Movimento Italiano Genitori plaude alla proposta, e non me ne meraviglio.
L'autrice di questo capolavoro è tale Maria Burani Procaccini: cari elettori di Forza Italia, capisco che probabilmente non smetterete di votare il vostro partito per questo motivo, ma non potreste almeno evitare di votare questa tipa la prossima volta?

(Che poi, detto tra noi, io non ce lo porterei mio figlio ad una manifestazione, ma sono affaracci miei e dei miei futuri figli, non me lo deve certo dire lo stato quello che devo fare.)

martedì, febbraio 03, 2004

Citarsi addosso

Come lo chiamereste voi uno che nella testata del proprio sito ci mette delle citazioni dai propri discorsi?

Mariza

Oggi all' Auditorium di Roma concerto di Mariza. La mia fadista preferita è Misia, ma vale la pena andare a sentire anche il Fado curvo di Mariza, non fosse altro che per il prezzo del biglietto, soli 10 euro.

lunedì, febbraio 02, 2004

Avanti c'è posto

Almeno 250 persone sono morte schiacchiate dalla folla durante il rito della lapidazione a Mina, vicino alla Mecca.
Non è una novità, anzi fa quasi parte del rito: nel 2003 "solo" 14 morti (un successone), nel 2001 35 morti, nel 1998 117 morti, nel 1997 343 morti, nel 1994 270, nel 1990 addirittura 1426.
Azzardo un paragone: da qualche anno gli eventi a Roma sono sempre più colossali, ricordo il capodanno 2000, l'incredibile e inattesa folla per le strade,
un fiume ininterrotto da piazza venezia a piazza del popolo. Almeno due milioni di persone, contro ogni previsione del sindaco e della questura. Caos ma nemmeno un morto, la mattina dopo era tutto a posto e si è persino potuta svolgere una maratona in perfetto orario. E poi gli innumerevoli appuntamenti del Giubileo, i milioni di persone in strada per la giornata della gioventù, eppure non è successo mai nulla.
Che cosa avremmo letto sui giornali se ci fossero stati centinaia di morti?
Provate ad immaginare quanto sarebbero stati attaccati gli organizzatori, quello che avrebbero detto i dietrologisti di professione: oggi invece su Repubblica.it già non c'è più traccia della strage, non hanno nulla da dire, come se fosse stato un incidente stradale un po' anomalo.
Mi aspetterei che qualcuno nel mondo islamico prendesse un po' di coraggio e dicesse:
- Cari principi sauditi, il pellegrinaggio alla Mecca è il momento più importante nella vita di un fedele, è la ragione stessa dell'esistenza del vostro stato, e voi avete un anno intero per organizzarlo, non avete problemi di denaro perché siete ricchi sfondati e, se per assurdo ce ne fosse bisogno, tutti i fedeli del mondo sarebbero felici di contribuire con i propri risparmi: allora, come cavolo è possibile che non riuscite a organizzarvi non dico come hanno fatto quei crociati lì per il giubileo, ma almeno in modo che non ci tiriamo le cuoia tutti quanti? Non sarà che siete una famiglia di parassiti, incapaci e irresponsabili che non sarebbe in grado di amministrare un condominio e che si trova per una botta di culo a gestire la più grande pompa di benzina del mondo? -
Perché passa tutto sotto silenzio?
Capisco che, non essendoci modo di incolpare l'occidente corrotto, questi morti diano poca soddisfazione, ma non sarebbe il caso che qualcuno tra gli analisti sempre pronti a vedere oleodotti dietro ogni naso che sternutisce non ammetta che, a volte, tra le cause dei problemi c'è anche una buona dose di incapacità e casinismo?

Marca Leone

digestive dissetantiTorino ha puntato tutto sull'auto e ha fallito, avrebbe fatto meglio a investire ancor più sull' immagine di città legata alla gastronomia e ai prodotti dolciari. Io, per esempio, trovo commoventi le pastiglie Leone.